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Anno di nascita: 1454

Amerigo Vespucci

Peretola 1454 - Siviglia 1512

Amerigo Vespucci

Amerigo Vespucci nasce a Peretola il 9 marzo del 1454 da Anastagio ed Elisabetta Mini, terzo di cinque figli. Il padre era notaio e discendeva da una importante famiglia di Firenze tanto che già il nonno aveva una cappella nella chiesa di Ognissanti fatta da lui affrescare dal Ghirlandaio con la rappresentazione della sua famiglia sotto il manto protettore della Madonna. Il loro palazzo si trovava in borgo Ognissanti, accanto all’Ospedale di S. Maria dell’Umiltà. Amerigo riceve una buona educazione classica e scientifica, seguito dallo zio Giorgio Antonio Vespucci, frate domenicano in S. Marco. Con lui studiava anche il futuro gonfaloniere della Repubblica Piero Soderini, che sarà poi destinatario di una lettera nella quale il grande amico esploratore gli racconterà delle sue scoperte. Ancor giovane, Amerigo entra alle dipendenze del banchiere fiorentino Lorenzo di Pier Francesco de’ Medici, del quale si guadagna la fiducia, tanto che nel 1492 viene inviato a Siviglia per curare gli affari della famiglia presso la casa commerciale dell’affiliato Giannotto Berardi. Trascorre tre anni come impiegato, poi, con la morte improvvisa del Berardi, assume la gestione dell’attività. A Siviglia Vespucci ha modo di conoscere Cristoforo Colombo. Infatti Berardi ne curava gli affari, occupandosi la sua casa dell’armamento della terza spedizione del navigatore. Frequenti erano contatti con la gente di mare, anche perché Amerigo con la sua attività provvedeva alle attrezzature marinare; completò tra l’altro l’allestimento di una piccola flotta per le Indie che ebbe esito infausto, essendo naufragata il 3 febbraio deI ‘96. In seguito a questi scambi, matura il desiderio di intraprendere anch’egli dei viaggi attraverso l’oceano e nel 1499 ha modo di soddisfarlo: partecipa infatti alla spedizione dell’avventuriero Alonso de Hojeda con funzioni di pilota, ricevendo anche il comando di una nave. La flotta salpò da Cadice e, al largo delle coste della boscosa Guiana, si divise in due. L’Hojeda si diresse verso Nord con due navi, mentre Vespucci, al comando delle altre due, puntò verso Sud, arrivando a scoprire così le coste del Brasile e il Pio delle Amazzoni. Si riunì all’Hojeda a S. Domingo, dopo aver navigato lungo le coste del Venezuela e della Colombia, e insieme fecero ritorno in Spagna. Vespucci, nonostante la continuità della costa, credette che quella vista fosse terra asiatica e, soprattutto, si rese conto che i territori da lui toccati si trovavano in una zona spettante al Portogallo, in base alla linea segnata col trattato di Tordesillas del 1494. Così rinunciò alle esplorazioni per conto della Spagna e passò al servizio di quel paese. Nel 1501 re Emanuele gli affida il comando di una spedizione. Amerigo salpa il 13 maggio dall’isola di Santiago e raggiunge la costa brasiliana, che percorre per 3200 miglia fino alla Patagonia, aprendo così la strada al viaggio di Magellano. L’esito della spedizione fu un’acquisizione rivoluzionaria, ovvero che si aveva a che fare con un continente a sé stante, il quale non poteva in alcun modo essere equivocato con l’Asia.

Fu in forza di questa scoperta, quando invece Colombo era ancora convinto che le terre da lui raggiunte fossero un prolungamento asiatico, che il cartografo Martino Waldseemùller, disegnando un grande planisfero nel 1507, vi fece comparire il nome “America”, come riconoscimento allo scopritore, seguito poi da tutti i cartografi tedeschi. Il 22luglio del 1502 il navigatore era di ritorno in Portogallo. Tuttavia, poiché buona parte del territorio percorso si estendeva ad ovest della linea di demarcazione fissata a Tordesillas, re Emanuele vietò le esplorazioni in zone che spettavano agli spagnoli. Amerigo perciò nel 1505 tornò al servizio della Spagna, ottenendo la cittadinanza. Era diventato oramai un personaggio prestigioso, tanto che Colombo, in una lettera al figlio Diego, scrive di essersi rivolto a lui perché si interessasse del suo caso e cercasse di ottenergli un’udienza presso il re. Nel 1508 la regina Giovanna gli conferisce la carica di “Piloto mafor” della Casa della Contratacion, che comportava il compito di istruire i piloti destinati alla navigazione oceanica, di preparare e tenere aggiornata la carta ufficiale da utilizzare come guida, e di verificare l’efficienza degli strumenti nautici. Vespucci conservò la nomina fino alla morte. Egli affidò il resoconto delle sue scoperte ad alcuni scritti. Si tratta della cosiddetta Lettera al Soderini e del “Mundus Novus”. Probabilmente sono opere apocrife anche se senz’altro basate su documenti autentici. Esse, in particolare la seconda, ebbero una divulgazione a stampa quando Vespucci era ancora in vita e contribuirono alla diffusione nell’Europa dei colti della realtà del Nuovo Mondo, “diffondendo l’amore per il sapere e la curiosità dell’Umanesimo fiorentino, di cui, Amerigo Vespucci può essere considerato uno dei più illustri figli” (Luzzana Caraci, 1993). Sebbene avesse espresso il desiderio di tornare a Firenze, il grande navigatore muore a Siviglia il 22 febbraio del 1512. Del suo corpo non si conosce il luogo esatto della sepoltura.

(da I Fiorentini del Genio, a cura di L. Giannelli, ed. Scramasa-Provincia di Firenze)

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