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  • Musica Insieme

    10/09/2010

    “Musica Insieme” è un'iniziativa che prevede una serie di concerti gratuiti in occasione del bicentenario della nascita del compositore polacco Fryederyk Chopin

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    11/09/2010

    “Musica Insieme” è un'iniziativa che prevede una serie di concerti gratuiti in occasione del bicentenario della nascita del compositore polacco Fryderyk Chopin

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Anno di nascita: 1486

Andrea del Sarto

Firenze 1486 - Firenze 1530

Andrea del Sarto

Il celebre artista nacque il 16 luglio 1486 a Firenze da Angiolo del Sarto, in via Gualfonda, nel quartiere di S. Maria Novella, dove il nonno Francesco, tessitore di panni di lino, si era trasferito dalla parrocchia suburbana di S. Ilario a Montereggi; questo almeno stando alle notizie del catasto del contado (Bigazzi, 1886). La tradizione vuole tuttavia che “del Sarto” fosse un soprannome, dovuto al mestiere paterno, e Vannucchi il nome del suo casato. Fin da bambino Andrea manifesta la sua disposizione al disegno e trascorre tre anni presso il pittore Giovanni Barile, il quale, tenendolo in grande stima, lo invia poi alla scuola di Piero di Cosimo, maestro di chiara fama in città. Qui stringe amicizia con il Fantabigio, insieme al quale abitò e lavorò per un certo periodo, dopo che ebbero lasciato la bottega del maestro. Andrea è poco più che ventenne quando il sacrestano dei Servi di Maria, frate Mariano, gli propone di dipingere alla SS. Annunziata; comincia così la realizzazione, compiuta a più riprese, dei cicli di affreschi per i chiostri della chiesa: in pochi mesi nascono nel 1510 le tre scene della “Vita di 5. Filippo Benizzi”, che il pittore accettò di dipingere per soli trenta ducati. Lanno successivo compie un viaggio a Roma, ripetuto poi nel ‘14, anno in cui completa le scene della “Vita di Maria”. Nello stesso periodo (1515) comincia ad affrescare il chiostro degli Scalzi con le “Storie di S. Giovanni”, concluse poi neI ‘26, e decora la facciata posticcia del Duomo, eretta da Iacopo del Sansovino. A questo punto Andrea ha decisamente fatto scuola e si è conquistato la fama, fino a godere dell’ammirazione di Michelangiolo che volle portare il Vasari nella sua bottega e che ebbe a dire a Raffaello come questo artista avrebbe potuto fargli “sudar la fronte”. La nascita di una passione amorosa segna ora la vita del pittore: incontra infatti Lucrezia del Fede, donna bellissima che gli servì da modella, diventandone prima l’amante e poi, con la vedovanza dì questa, il marito, dedicandosi anche ad aiutare le due cognate e il suocero. Nella primavera del 1518 Francesco I lo chiama in Francia a lavorare presso la corte e Andrea accetta. Là nascono il “Ritratto del Delfino”, la “Pietà” e la “Carità”. Larnpia remunerazione e le onorificenze di cui godeva non bastarono a farlo resistere alle insistenti lettere di richiamo della moglie perché tornasse a casa. Così, dopo una vana promessa di ritorno fatta al Re, indignatosi poi per la mancanza di parola, Andrea nel ‘19 è di nuovo a Firenze e in città si fa costruire una nuova abitazione nell’odierna via Gino Capponi (oggi n° 22), dove è stata posta un’ iscrizione a memoria. Nell’estate di quello stesso anno, 1115 giugno, l’abate di Vallombrosa Panichi gli commissiona l’“Ultima Cena” per il cenacolo di S. Salvi, opera che sarà realizzata l’anno successivo. Lo stupore che la bellezza del Cenacolo desta salverà nel 1529 il monastero vallombrosano dalla distruzione. Infatti, mentre le truppe di Carlo V cingevano d’assedio Firenze, i guastatori. che, per salvare la città, demolivano tutti gli edifici del piano sulla destra dell’Arno, fuori della Porta, non ebbero il coraggio di annientare un tale splendore. Nel’21 i desideri del papa mediceo Leone X lo portano a lavorare nella villa di Poggio a Caiano, dove raffigura “Cesare che riscuote i tributi”, lasciato però dopo la morte del pontefice e completato da Alessandro Allori. Per lo scoppio della peste, nel 1523 si rifugia nel Mugello e anche qui lascia un’impronta del suo talento realizzando una deposizione su tavola (“Deposto di Croce”) per le monache di S. Piero a Luco. Quando il flagello cessa, torna a Firenze: nel ‘24 è ancora nel chiostro degli Scalzi per la pittura della “Visitazione” e nel ‘25 esegue nella SS. Annunziata la lunetta con l’affresco della “Madonna del Sacco”. Dopo l’assedio del ‘29 lavora alla serie dei “Capitani traditori simbolicamente impiccati”, studi per gli affreschi sui muri esterni del Palazzo del Bargello, ma il morbo della peste. portata dall’assedio di Firenze, colpisce il “pittore senza errori”, come lo chiamò il Vasari, e non gli concede scampo. Rigorosamente isolato per la malattia, la morte lo coglie nel 1530, a 44 anni, lontano anche dalla bella Lucrezia che, tenuta lontana per ragioni sanitarie, fu invece circonfusa dalla malevola diceria di essere disamorata. Fu sepolto nella SS. Annunziata dove, nel 1606 il superiore del convento, frate Lorenzo, volle apporre una iscrizione in sua memoria.

(da I Fiorentini del Genio, a cura di L. Giannelli, ed. Scramasa-Provincia di Firenze)

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