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Dal 10/09/2010
  • Musica Insieme

    10/09/2010

    “Musica Insieme” è un'iniziativa che prevede una serie di concerti gratuiti in occasione del bicentenario della nascita del compositore polacco Fryederyk Chopin

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    11/09/2010

    “Musica Insieme” è un'iniziativa che prevede una serie di concerti gratuiti in occasione del bicentenario della nascita del compositore polacco Fryderyk Chopin

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    17/09/2010

    “Musica Insieme” è un'iniziativa che prevede una serie di concerti gratuiti in occasione del bicentenario della nascita del compositore polacco Fryderyk Chopin

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    18/09/2010

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    22/09/2010

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Anno di nascita: 1667

Anna Maria Luisa de' Medici

1667 - 1743

Anna Maria Luisa de' Medici

Anna Maria Luisa (o Ludovica) nacque nel 1667, unica femmina dei tre figli che il granduca Cosimo III ebbe dal matrimonio con Margherita D’Orléans -il primogenito Ferdinando era nato quattro anni prima e l’ultimogenito Gian Gastone verrà alla luce nel ‘71. Crebbe, educata a questo dallo zio cardinale Francesco Maria, nell’apprezzamento delle opere d’arte e del lavoro artigianale. La strada che ella dovette seguire in seguito fu disegnata dalle necessità politiche circa la posizione da trovare al granducato di Toscana rispetto alle potenze d’Europa, necessità acuite anche dall’assillante problema della successione dinastica che la mancata paternità del primogenito Ferdinando stava dando al padre Granduca. I matrimoni dinastici rappresentavano infatti un utile mezzo nelle mani di questi per puntellare la scarsa autorità dello stato. A 23 anni Anna Maria Luisa era ancora nubile, talmente selettiva era stata l’attenzione per la riuscita strategica della sua unione. Cosimo l’aveva rifiutata nel ‘79 al Delfino di Francia, temendo l’influenza che la madre Margherita avrebbe potuto avere sulla figlia alla corte francese; poi, per volere della madre, nell’87 era stata scartata anche la proposta del Re del Portogallo; infine nel ‘90, sempre la madre fu contraria alla seconda proposta da parte del Delfino di Francia, rimasto vedovo. Risultò invece soddisfacente per l’orgoglio e l’ambizione di tutti l’offerta di matrimonio, proveniente dalla corte viennese, col vedovo trentatreenne Johann Wilhelm di Neuburg, Elettore di Pfalz; era questo, in Germania, il titolo più alto dopo quello dell’imperatore. Così il 6maggio 1691, Anna Maria lascia Firenze per Dùsseldorf, capitale dell’elettorato, accompagnata dal fratello Gian Gastone. Sul piano intellettuale e culturale molte erano le affinità tra gli sposi e, giunta a Dùsseldorf, Anna Maria incoraggiò il marito nelle sue iniziative a favore delle opere di abbellimento edilizie e a sostegno all’artigianato. La città fu così migliorata nell’architettura e fu arricchita di opere d’arte, ebbe la sua prima fabbrica tessile, essendo così valorizzata l’arte della tessitura di quella popolazione di antichi pescatori, fu messa insieme una preziosa collezione d’arte con opere di pittori olandesi e soprattutto di Rubens. Anna Maria Luisa introdusse poi i concerti e le opere liriche, facendo arrivare musicisti come Agostino Steffani e Arcangelo Corelli. Ella convinse poi il marito a farsi erigere, nel 1711, ancora in vita, un monumento equestre sulla Piazza del Mercato, ad opera dello scultore veneto Gruppello, sulla scia di quelli che il Giambologna aveva realizzato a Firenze per Cosimo e Ferdinando. Purtroppo per la casata medicea, anche dal suo matrimonio, come da quelli dei fratelli, non germogliò alcun rampollo. Sembra che ella avesse avuto due aborti e di sicuro fece delle “cure d’acqua” ad Aix-la-Chapelle contro la sterilità, ma a nulla valsero. Anch’ella sensibile alla questione dinastica, a Dùsseldorf si adoperò per combinare il matrimonio del fratello Gian Gastone con la sorella del marito, Anna Maria Francesca, vedova di Filippo di Neuberg Conte palatino. Dopo averla a lungo sollecitata, il matrimonio avvenne nel ‘97 e fu la stessa Anna Maria Luisa a preparare il contratto matrimoniale e la cerimonia nuziale. Nessun figlio nacque neppure da quell’unione infelice. Nel ‘13, a Firenze, il Fratello Ferdinando si spenge; Cosimo III fa approvare per acclamazione dal Senato un decreto in base al quale Anna Maria Luisa doveva essere l’erede al trono del padre e di Gian Gastone. Il decreto tuttavia era destinato a non avere effetti, lontano com’era dalla volontà delle grandi potenze. L’imperatore Carlo VI dichiarò, infatti, che il granduca non poteva disporre della Toscana, in quanto feudo dell’impero, dal quale, nel 1530, Carlo V aveva escluso la linea femminile nella successione. Nel 1716 l’Elettore Palatino finisce i suoi giorni a cinquattotto anni. La moglie, che lo aveva accudito negli ultimi mesi di infermità, in segno di fedeltà coniugale si fece ritrarre vestita a lutto sullo sfondo del marito defunto, rivestito con l’ermellino e la corona sulla parrucca e recante a lato il globo terrestre con la Croce del Sacro impero tedesco. Dopo essersi trattenuta a Dùsseldor[ ancora per un anno, nel corso del quale spedì a Firenze pitture fiamminghe come quelle di Douven e Rubens, fece ritorno in patria il 22 ottobre del 1717, accolta nella SS. Annunziata dal padre Cosimo. Per sei anni essi tennero testa alle ingerenze delle potenze europee. Alla morte del padre, nel ‘23, il fratello Gian Gastone, salito al trono ormai non più giovane e sprofondato nell’abulia, I’ allontana dalla gestione dello stato. Ella si ritirava così a volte nel Collegio della quiete delle suore Montalve. Nel ‘37 anche Gian Gastone muore e insieme a lui si spenge la dinastia medicea. In quello stesso anno L’Elettrice Palatina compì quell’atto di così grande e non scontata lungimiranza per il quale essa merita di essere celebrata: grazie alla distinzione che il defunto regnante aveva posto tra patrimonio del Granducato e patrimonio mediceo, ella stipulò a Vienna il “Patto di Famiglia”, col quale fu donato e vincolato alla città l’intero tesoro della casata, frutto di tre secoli di collezioni artistiche. A lei si deve perciò la presenza di quello straordinario scrigno che è la Galleria degli Uffizi. Nelle sue parole, la visione della futura responsabilità evocazione di Firenze fu chiara: “[. .1 di quello che è, per ornamento dello Stato, per utilità del pubblico e per attrarre la curiosità dei forestieri, non ne sarà nulla trasportato e levato fuori della capitale e dello Stato del Granducato”.Visse gli ultimi suoi anni secondo lo stile di una Medici, desiderando di rinnovare antichi progetti architettonici: fece portare a compimento i mosaici della Cappella dei Principi, con gran dispendio di denari; avrebbe voluto far eseguire la facciata di S. Lorenzo disegnata da Michelangelo per papa Leone X; commissionò a Ferdinando Ruggieri la realizzazione del campanile della stessa chiesa. Nel ‘41 un tumore al seno la colpì, portandola a morte due anni più tardi. Si spense settantacinquenne nel febbraio del ‘43, in tempo di carnevale. Al posto dei carri da festa sfilò cosi il suo funerale, solenne e fastoso per cura dei Lorena: una carrozza aperta trasportò il suo corpo imbalsamato dalla chiesa di S. Felicita a quella di S. Lorenzo, dove fu sepolta tra i suoi antenati.

(da I Fiorentini del Genio, a cura di L. Giannelli, ed. Scramasa-Provincia di Firenze)

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